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Figura 1: Adulto di Anobium punctatum ripreso di profilo. si noti come il protorace si elevi a formare un caratteristico "cappuccio" che sovrasta e protegge il capo dell'insetto. È questo dettaglio, unito alla curvatura della sagoma, a permettere l'identificazione immediata del tarlo comune durante l'ispezione visiva.
Figura 2: Fori di sfarfallamento di Anobium punctatum. L’esemplare adulto ha completato lo sfarfallamento, abbandonando la struttura lignea ormai compromessa.
Figura 3 Adulto di Xestobium rufovillosum. Nella foto si distingue chiaramente la pubescenza dorata distribuita a chiazze, che funge da mimetismo sulle superfici lignee degradate. È proprio questa struttura massiccia che, durante i rituali di accoppiamento, viene colpita contro le pareti delle gallerie producendo il ticchettio ritmico noto come "Orologio della morte".
Anobium punctatum (tarlo comune)
"...Tra tutte le specie, l’Anobium punctatum, universalmente noto come tarlo comune, rappresenta l’icona del degrado nel mobile antico. Piccolo e discreto, con una lunghezza compresa tra i 2,7 e i 4,5 mm e un corpo bruno rossastro, è riconoscibile per il caratteristico profilo gibboso: il pronoto si estende a forma di cappuccio fino a coprire quasi interamente il capo, proteggendolo come un elmo durante lo scavo o il movimento negli anfratti. È responsabile della maggior parte dei danni riscontrabili sui mobili.
Il suo ciclo vitale, variabile da uno a tre anni, è influenzato dalla temperatura e dal valore nutrizionale del legno. Le femmine adulte dispongono di recettori chimici su antenne e palpi per analizzare la superficie alla ricerca di zuccheri e proteine. Sensori meccanici verificano la rugosità per individuare fessure o vecchi fori idonei alla deposizione, mentre veri e propri igrometri biologici valutano il contenuto d’acqua, scartando i legni eccessivamente secchi.
Il danno è opera esclusiva delle larve, organismi bianchi e ricurvi a forma di ‘C’, dotati di mandibole dentellate che agiscono come raspe. L’azione combinata di numerose larve trasforma la struttura interna del legno in una massa spugnosa, portando talvolta il mobile al collasso strutturale pur mantenendo intatta l’estetica superficiale. Prediligono legni stagionati e ambienti con umidità relativa superiore al 55–60%, condizione tipica di abitazioni non riscaldate, cantine o luoghi di culto..."
"... Xestobium rufovillosum: l’Orologio della Morte
Quando l’analisi si sposta dal mobile alla struttura di un edificio storico, entra in scena lo Xestobium rufovillosum. Più grande dell’Anobium, con una lunghezza tra i 5 e i 7 mm, è riconoscibile per la peluria a chiazze giallastre sul dorso. Si tratta di un indicatore biologico di degrado avanzato: non attacca il legno sano, ma esclusivamente quello già compromesso da funghi o umidità.
Il suo nome popolare deriva dal fenomeno acustico noto come “Orologio della Morte”. Nel silenzio notturno delle antiche dimore è possibile udire un ticchettio secco e ritmico proveniente dalle travi. Un tempo interpretato come presagio funesto, è in realtà un richiamo sessuale: l’adulto, privo di altri mezzi di comunicazione a distanza, batte il capo contro il legno producendo sequenze di colpi che permettono ai partner di localizzarsi.
Per il restauratore, percepire questo suono costituisce una diagnosi precisa: certifica un’infestazione attiva e, fatto ancor più rilevante, la presenza di gravi problemi di umidità nella struttura..."
Estratto dal libro "Tarli e parassiti del legno"
Fontoi fotografiche:
Figura 1 : Autore: Gilles San Martin (Namur, Belgio). Data: 22 maggio 2015. Licenza: Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0).
Figura 2 : Autore: Santeri Viinamäki. Fonte: Wikimedia Commons. Data: 29 aprile 2017. Licenza: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International (CC BY-SA 4.0).
Figura 3 : Autore: Gilles San Martin (Namur, Belgio). Data: 22 maggio 2015. Licenza: Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0). Fonte: Wikimedia Commons.